Quegli analisti brutti e cattivi

Fabio Gambaro   | La Repubblica | 03-09-2005

‘Il libro nero della psicoanalisi’ che esce ora in Francia rappresenta un attacco senza precedenti al sapere freudiano. In ottocento pagine un gruppo di studiosi mette in discussione la validità delle teorie e l’efficacia terapeutica. Quaranta specialisti moltissimi americani, tra gli autori non figura nessun italiano

«Vivere, pensare e stare meglio senza Freud». E’ questo l’ esplicito sottotitolo di Le livre noir de la psychanalyse (Editions Les Arènes), un volume di oltre ottocento pagine, appena arrivato nelle librerie francesi e già al centro di feroci polemiche nel mondo della psichiatria e della psicanalisi d’ oltralpe. In Francia, infatti, non era mai stato pubblicato un atto d’ accusa tanto esplicito e violento nei confronti dell’ autore dell’ Interpretazione dei sogni. Il libro, che condensa tutte le critiche che negli ultimi anni sono state avanzate nei confronti di Freud e della psicanalisi, è curato da Catherine Meyer, la quale ha riunito una quarantina di studiosi di dieci nazionalità, a cominciare da due specialisti francesi: Jean Cottraux, che dirige l’ Unité de traitement de l’ anxieté dell’ ospedale universitario di Lione, e Didier Pleux, fondatore dell’ Institut francais de thérapies cognitives. Accanto a loro, ex psicanalisti come Jacques Van Rillaer, pedopsichiatri come Catherine Barthelemy, etnopsichiatri come Toby Nathan o filosofi come Isabelle Stengers. Ma soprattutto molti autori provenienti dall’altra sponda dell’ Atlantico che provano a importare in Francia la critica radicale della psicanalisi da molti anni alla moda nelle università americane (non c’ è invece nessun italiano). Tra costoro figurano storici della psicanalisi come Mikkel Borch-Jacobsen dell’ università di Washington o Frederick Crews dell’ università di Barkley, ma anche specialisti delle terapie cognitive di fama mondiale come Araron T. Beck o Albert Ellis.

Un largo ventaglio di autori per rimettere in discussione il «dogma della psicanalisi». Un dogma che nella patria di Jacques Lacan e Françoise Dolto è particolarmente consolidato, visto che il 70% degli psichiatri praticano o s’ ispirano alla psicanalisi, senza dimenticare che nelle università e nei media la psicanalisi regna quasi incontrastata. Una situazione unica al mondo, secondo Catherine Meyer, la quale accusa gli psicanalisti francesi di censurare sistematicamente qualsiasi critica alla loro disciplina, «bollando le terapie nate dalla psicologia scientifica o dalle neuroscienze come tecniche di condizionamento che normalizzano i pazienti per farne degli individui pavloviani». La primavera scorsa, ad esempio, il Ministero della Sanità ha dovuto ritirare un’ inchiesta ufficiale dell’Inserm che criticava i risultati delle terapie psicanalitiche. «In Francia la critica della psicanalisi è un tabù», accusa la curatrice. «Chi s’ azzarda a rimettere in discussione la parola psicanalitica è immediatamente accusato di revisionismo, con tutte le connotazioni negative che la parola comporta. Ma un approccio critico della psicanalisi è più che mai necessario. Per questo abbiamo provato a riaprire il dibattito, senza preconcetti e senza timori reverenziali, ponendoci alcune domande fondamentali. La psicanalisi è una scienza? E’ efficace? Si possono valutare i suoi risultati? La leggenda di Freud contiene delle invenzioni? Per dare una risposta a tali interrogativi abbiamo dato la parola a psicologi, psichiatri, filosofi, storici, ma anche a semplici pazienti, la cui sofferenza viene di solito dimenticata. Alla fine il nostro bilancio è molto negativo».

In effetti, alla psicanalisi non viene risparmiata alcuna critica. Nella prima parte dell’ opera, gli autori mettono in discussione i miti delle origini, accusando l’ autore della Psicopatologia della vita quotidiana di aver mentito sui suoi casi clinici e di aver attribuito ai suoi pazienti ricordi di cui non aveva alcuna prova. Anche molte delle conquiste teoriche che Freud ha presentato come sue in realtà proverrebbero «in maniera più o meno diretta dalla sessuologia dell’ epoca». In molte occasioni, poi, l’ inventore della psicanalisi avrebbe deliberatamente esagerato i risultati delle sue cure per prevenire le critiche. Secondo Han Israels, «Freud, nelle sue pubblicazioni, non esita a presentare una teoria disastrosa come un successo sfolgorante». La psicanalisi, dunque, sarebbe un castello di sabbia fin dalle sue origini. Una semplice pseudoscienza perché, come sostiene Frank Sulloway, Freud ha sempre evitato di verificare la giustezza delle sue ipotesi.

Le livre noir de la psychanalyse spiega il successo della psicanalisi con la debolezza della sua struttura teorica, che sarebbe solo «una teoria vuota», «una nebulosa in continuo movimento, nella quale ciascuno può leggere ciò che vuole.» Il pensiero psicanalitico sarebbe una sorta di camaleonte capace di adattarsi e spiegare innumerevoli situazioni della vita quotidiana. «In questo modo però», spiega Catherine Meyer «si è diffuso nella società una sorta di pensiero vagamente psicanalitico che pretende di spiegare tutto, colpevolizzando soprattutto le madri. Oggi i genitori hanno continuamente paura di commettere degli errori. La psicanalisi ha contribuito a spazzare via ogni spontaneità nell’ educazione».

Per gli autori del libro, gli psicanalisti, che negli anni Sessanta erano l’ espressione di un movimento antiautoritario e libertario, oggi si sarebbero trasformati in guardiani del tempio gelosamente attaccati al potere e ai privilegi economici. Per questo rifiuterebbero di ammettere la scarsa efficacia delle loro terapie e gli insuccessi nei confronti dell’ autismo, dell’ anoressia o delle tossicodipendenze. A proposito delle tossicodipendenze, Jean Jacques Deglon accusa «l’ imperialismo ideologico della psicanalisi» di aver impedito per trent’ anni ogni altra terapia, contribuendo a una «catastrofe umanitaria» che sarebbe costata la vita a 10.000 persone. Un’ affermazione disinvolta che rischia di alimentare non poche polemiche. Tutta l’ ultima parte del libro è dedicata alla rivoluzione delle neuroscienze e alle diverse forme di psicoterapia nate dalle teorie cognitivo-comportamentali. «Esiste una vita dopo Freud. La conoscenza dell’ uomo e della vita psichica ha fatto enormi passi avanti. Oggi, per curare la sofferenza psichica, esistono altre terapie al di fuori della psicanalisi», ricorda la curatrice dell’ opera, augurandosi che il libro possa suscitare un dibattito pacato e salutare. Ma a giudicare dalle reazioni violentemente negative che giungono dal mondo della psicanalisi, la discussione non sarà certo facile. E le polemiche rischiano d’ essere roventi.

l’intervista

MA QUESTE SONO MENZOGNE
Parla Elisabeth Roudinesco
«Mi rifiuto di discutere con chi usa la menzogna e la diffamazione». Di fronte al Livre noir de la psichanalyse reagisce così Elisabeth Roudinesco, autorevole biografa di Lacan, storica della psicanalisi, autrice di un Dictionnaire de la Psychanalyse e di numerosi saggi. «Questo libro non vuole aprire una discussione critica, ma solo distruggere la psicanalisi. E’ pieno di dati sbagliati, bugie e interpretazioni deliranti. Freud è accusato di plagio e misoginia, di aver mentito e nascosto volontariamente i suoi insuccessi. Viene presentato come una sorta di dittatore che ha imbrogliato tutti con una dottrina falsa fatta di menzogne. Insomma, il libro vuole screditare in toto la psicanalisi per favorire lo sviluppo delle teorie cognitivo- comportamentali, che in Francia sono ancora marginali».

Alcune delle critiche però sono condivisibili…

«Certo. Io stessa, a più riprese, ho criticato l’ ottuso dogmatismo di alcune scuole psicanalitiche, come pure ho fatto pubblicare alcuni libri che mettevano in luce questo o quell’ errore di Freud. Da questo punto di vista nel Libro nero della psicanalisi non c’ è alcuna novità, sono tutte critiche già note da tempo. La storia delle scienze umane è fatta di errori, di passi avanti e di arretramenti. Freud ha sempre proceduto in questo modo. Per gli autori del Livre noir de la psychanalyse, però, ogni errore è una menzogna. La loro critica è a senso unico. Autori come Mikkel Borch-Jacobson o Frank Sulloway, che in passato hanno pubblicato alcune opere molto interessanti, sono oggi diventati i migliori rappresentati della corrente dei "distruttori di Freud", corrente che è minoritaria anche negli Stati Uniti, ma che qualche anno fa ha cercato di impedire una mostra su Freud giudicata troppo ortodossa».

Come spiega queste accuse?

«L’ odio nei confronti di Freud non è una novità. Fin dalla sua nascita, la psicanalisi ha subito numerosi attacchi. In passato è stata accusata di essere una scienza ebrea dai nazisti, una scienza borghese dai comunisti, una scienza oscena dalla Chiesa. Oggi essa polarizza gli attacchi di tutti coloro che temono l’ emancipazione del soggetto. La psicanalisi è una filosofia della libertà perché mette l’ uomo di fronte agli aspetti tragici della propria condizione. Lo costringe a fare i conti con se stesso. Ma ciò evidentemente non piace a tutti. Senza dimenticare che viviamo in un’ epoca che vuole valutare e misurare tutto, riducendo l’ individuo a dei comportamenti normalizzati. La psicanalisi invece sfugge alla norma perché in essa c’ è qualcosa di sovversivo». (F. G.)
Traduction de l’entretien avec Elisabeth Roudinesco :
« Je refuse de discuter avec ceux qui se servent du mensonge et de la diffamation. Ce livre ne cherche pas la discussion critique, mais se pose l’objectif de détruire la psychanalyse. Il est plein d’erreurs, de désinformations et d’interprétations délirantes. Freud est accusé du plagiat et de misogynie, d’avoir menti et d’avoir caché ses faillites. Il est présenté comme une espèce de dictateur qui a trompé tout le monde. Bref, le livre veut désavouer in toto la psychanalyse pour favoriser le développement des théories cognitivo-comportementalistes qui en France sont encore marginales ».

Mais on peut être d’accord avec certaines de ces critiques

« Certainement. Moi-même, j’ai critiqué plusieurs fois le dogmatisme obtus de certaines écoles psychanalytiques et je n’ai pas hésiter de publier des livres qui exposent telle ou telle erreur de Freud. De ce point de vue il n’y a aucune nouveauté dans ce Livre noir de la psychanalyse, toutes ces critiques sont déjà bien connues. L’histoire des sciences humaines est faite d’erreurs, de pas en avant et en arrière. Freud lui-même a toujours procédé de cette manière. Cependant, pour les auteurs du Livre noir toute erreur est mensonge. Leur critique est à sens unique. Des auteurs comme Mikkel Borch-Jacobson ou Frank Sullooway, qui dans le passé ont publié des œuvres très intéressantes, sont devenus aujourd’hui les meilleurs représentants du courant des « destructeurs de Freud », un courant qui est minoritaire même aux Etats-Unis, mais qui il y a quelques années déjà ont cherché d’empêché une exposition su Freud estimée trop orthodoxe ».

Comment vous expliques-vous ces accusations ?

« La haine par rapport à Freud n’est pas de tout nouvelle. Dès sa naissance la psychanalyse a subi plusieurs attaques. Dans le passé elle était accusée d’être une science juive par les nazis, une science bourgeoise par les communistes, une science obscène par l’Eglise. Aujourd’hui elle mobilise tous ceux qui craignent l’émancipation du sujet. La psychanalyse est une philosophie de la liberté parce qu’elle met l’homme en front des aspects tragiques de sa propre condition. Elle le contraint de faire des comptes avec soi-même. Et cela évidemment ne plaît pas à tout le monde. Sans oublier que nous vivions dans une époque qui veut tout évaluer et mesurer, en réduisant l’individu à des comportements normalisateurs. Mais la psychanalyse échappe à la norme parce qu’il y a quelque chose de subversif en elle ».